La solidarietà rende nobili anche le persone più deboli

Martedì 30 gennaio, il secondo “giorno della merla”. Per tradizione popolare uno fra i tre giorni più freddi dell’anno. Ed era gelido il vento di Milano che ci accompagnava nel “viaggio” dentro il grande complesso di piazza Filangeri “al dù, al San Vitùr”…

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AIDO: un altro prezioso tassello

Il mio impegno di volontaria a San Vittore Casa Circondariale “Francesco Di Cataldo” di Milano è iniziato, per caso, quasi due anni fa.

L’occasione è arrivata quando un’amica attrice professionista che lavora in carcere con i detenuti, m’invitò a San Vittore per

delle letture shakespeariane. L’emozione era tanta. Entravo in un luogo sconosciuto ai più, dove l’umanità dopo aver dato

il peggio di sé, cerca di dare il meglio: talvolta qualcuno ci riesce e… rinasce. 

A spettacolo concluso, mentre avevo ancora nelle orecchie il rumore sordo e implacabile delle chiavi che aprivano grandi cancelli

e riportavano ognuno nel “loro mondo”, mi sono detta: «Io in questo mondo ci voglio entrare!». Come? Attraverso i libri grazie ai quali,

come si dice, ho vissuto e vivo tante vite. Compagni muti ma parlanti, che affollano la mia casa, che tacitano mio marito chiacchierone

(troppo concentrata, gli rispondo: «Scusa sto leggendo!») e che mi hanno convinto, tra l’altro, ormai molti, molti anni fa,

ad abbandonare l’auto anche per poter leggere sui mezzi pubblici.

Un libro a San Vittore? Perché no? A patto che sia raccontato da chi l’ha scritto, senza intermediari. Un modo di mettersi a nudo,

per dare l’avvio a racconti incrociati dove i presenti, dopo un po’ di titubanza, si sentono protagonisti.

Mi hanno sempre detto che sono una giornalista tenace, ma io direi cocciuta. Sono tanti ormai gli scrittori che hanno varcato

la soglia del carcere – e altri ne verranno, spero – con la scusa del loro libro. Tutti emozionati, come me la prima volta, ma felici, pronti a ritornare, come alcuni hanno fatto.

E poiché la preparazione per un incontro con l’autore spesso lascia delle settimane vuote, mi sono inventata altre attività:

la visione di un film, di un documentario d’arte… Ma non solo. Siccome da ormai 12 anni, sono volontaria di Save the Children

- la più grande organizzazione internazionale indipendente che dal 1919 lotta per migliorare la vita dei bambini e opera in 120 paesi -

ho pensato anche di organizzare incontri volti a far conoscere ai ragazzi la “società del bene”. In altre parole,

quella che non si volta dall’altra parte quando c’è un bisogno.

Così, tra l’altro, sono stata molto felice quando le più alte cariche dell’A.I.D.O. – Associazione Italiana per la Donazione di Organi Tessuti e Cellule -

hanno accettato l'invito.

a San Vittore. All’inizio i ragazzi, come spesso accade, hanno “studiato” i nuovi ospiti  l’atmosfera si è sciolta e sono stati perfino

raccontati fatti personali. Hanno rivolto delle domande, risolto dei dubbi e, di buon grado, hanno accettato il modulo che potranno

liberamente compilare, dopo averci riflettuto ancora un po’. Magari non lo faranno domani, tra un mese o tra un anno,

ma almeno ora sanno che, in qualunque momento, anche “da vecchetti”, potranno iscriversi all’A.I.D.O. e compiere dopo la morte,

un gesto pieno di vita.

Alessandra Magenes