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L'ARTE SVEDESE DI METTERE ORDINE

 

Sta diventando un best seller il libro “L’arte svedese di mettere in ordine. Sistemare la propria vita per alleggerire quella degli altri” scritto dall’artista svedese Margareta Magnusson, edito in Italia da ‘La nave di Teseo’.

L’autrice fornisce consigli sui beni di cui disfarsi e su quello che invece potremmo avere il piacere di conservare lungo la vita e, in particolare, in età avanzata. La formula chiave è “lasciar andare”, con serenità.

Nel Paese scandinavo tale pratica, definita dostandnig, è uno stile di vita a tutti gli effetti e, da anziani, invita a fare le “pulizie della morte” prima del tempo, appena si va in pensione, per liberarsi del superfluo e risparmiare agli eredi questo peso. L’emergenza Covid ha posto all’improvviso molti figli nella condizione di fare i conti con la fine della vita dei genitori ma, molto concretamente, anche di dover svuotare le loro case…piene.

Meglio dunque la tradizione nordica o quella mediterranea? A guidarci nella risposta Delia Vismara psicologa e psicoterapeuta presso l’Ospedale Bolognini di Seriate in provincia di Bergamo, tra i più colpiti dall’ultima emergenza. 

C’è differenza tra Paesi Mediterranei e Paesi del Nord Europa?

“C’è un diverso intendimento della casa, qualcosa che distingue il focolaio dal luogo dove si abita, gli inglesi li identificano con i termini home (modo di abitare la casa) e house (abitazione).

Nei Paesi del Sud spetta al testamento “sistemare tutto” e, pur non mettendo fisicamente a posto le cose, permette di mettere tutto in ordine e di dare ad ognuno il valore che si merita.

In tempi Covid questo non è stato possibile, è rimasto aperto l’interrogativo rispetto a cosa avrebbe voluto fare il defunto delle sue cose, grande è stato il peso di decidere per chi non ha potuto farlo.

Tradizionalmente i Paesi nordici hanno la capacità di esprimere il legame indipendentemente dalla distanza fisica, al Sud invece – anche con tutte le fatiche del caso – ci si sente legati quanto e più si sta vicini. Questo ci riporta al modo di essere delle persone, alla loro capacità e modalità di costruire rapporti”.

In Svezia eliminare l’inutile è visto come un gesto di gentilezza e rispetto per chi resta. È vero?

“Sì se è evidente che per chi resterà questo sarà un peso. In questo caso meno stimolazioni giungeranno attraverso gli oggetti, tanto più questa persona resterà protetta.

In una situazione di normalità però è bene porsi una domanda: “Chi decide cosa sia inutile?”

Ogni oggetto non possiede solo un valore economico, a ciascuno di essi si lega quello della memoria e chissà che un figlio non abbia un particolare affetto per una vecchia tortiera in cui la mamma cucinava, oppure per un appendiabiti ormai vecchio che però è sempre stato nel suo armadio. Lasciare significa lasciare aperte tante possibilità per chi trova”.

Non spendere tempo nel riordino di una casa che dopo la morte non sarà più nostra, significa essere concentrati sul presente?

“La casa rispecchia le persone che la abitano, ne racconta i gusti, gli interessi, l’attenzione, la cura, le paure. Il nostro ambiente domestico è uno straordinario testimone di noi e di ciò che siamo.

Ci sono case piene di oggetti, accumulati da chi ha bisogno di ancorare i ricordi a qualcosa di materiale; in altre l’ordine è specchio della ricerca di equilibrio di chi le vive; ancora ci sono quelle pulite e sistemate prima della visita di qualcuno perché a contare è la considerazione di altri; altre sono uno spazio in funzione di chi la vive e non viceversa”.

Cosa ne pensa dei 5 consigli svedesi proposti da Margareta Magnusson?

- Cominciare a 65 anni

È un bell’invito a rinnovarsi. È un’età in cui si raggiunge una nuova maturità, in cui si aprono altre prospettive e in cui fare ordine tra le proprie cose può dare un contributo al cambiamento.

- Non cominciare dalle fotografie (ci sono troppi ricordi)

Sono veicolo di emozioni e ricordi. In effetti possono essere fonte di condizionamento nel riordino e, probabilmente, di allungamento dei tempi stimati inizialmente per le pulizie perché le emozioni richiedono sempre spazio.

- Dare via le cose belle

È importante darle a chi sappiamo le apprezzerà, a chi custodirà anche l’importanza di ciò che quelle cose hanno avuto per chi le dona.

- Preparare un quaderno con le password

Sì, assolutamente. Questo è stato un problema molto diffuso in tempi di Covid.

- Preparare una scatola con gli oggetti che più si hanno amato e accompagnarla con un biglietto ‘Gettare alla mia morte’.

Sì, lo trovo molto bello. È una scatola preparata per sé stessi, è qualcosa che si fa prendendosi cura di sé”.